la maledizione del Baùscia

Ieri parlando con nuovi amici è venuta fuori una situazione di malessere relativa ai rapporti con i locali; da qualche anno si sono infatti trasferiti da Milano in un luogo bellissimo dove  avevano intenzione di passare il resto dei loro giorni con una migliore qualità di vita rispetto alla precedente.  Proprio a causa di questo problema, appena sarà possibile, si trasferiranno nuovamente. Peccato! Un’occasione mancata.

Visto che non è il primo caso nella cerchia delle mie conoscenze ne  voglio parlare qui e fare una riflessione sul cambiamento, sui rapporti umani, sui pregiudizi e anche sul turismo. 

Lo faccio   pensando a quante persone vanno via dall’Italia o emigrano dal sud al nord per motivi di lavoro,    per avere nuove e migliori  prospettive di vita ma anche per le persone di una certa età che, provenienti da una grande città, dopo una vita di stress e lavoro, decidono di lasciare tutto e andare in quello che considerano  il loro meritato buen retiro.

In tutti i tre casi la nuova destinazione  è una località tranquilla, con pochi abitanti, in  una regione   a vocazione turistica dove il livello di vita è riconosciuto come buono,  in due casi su tre la località prescelta come residenza era ben conosciuta da prima perché frequentata per anni come turisti, proprietari o affittuari di seconde case.

Caso a) coppia senza figli di età 45-60 da Varese si trasferiscono in Trentino, dove spendono anche molto per ristrutturare una baita; la moglie trova lavoro come insegnante e il marito apre un atelier di vetrate artistiche. I due hanno frequentato la zona per 20 anni almeno e prima di loro i genitori ed erano conosciuti e benvoluti ogni volta che vi si recavano in vacanza. Una volta installati con il trasferimento di residenza hanno notato un cambiamento di atteggiamento nei loco confronti: venivano ignorati, non li salutavano e nell’atelier non entrava mai nessuno…Tanto che dopo qualche anno e un inizio di esaurimento se ne tornano a Varese.

Mi domando: “Come mai anche in  Trentino, una delle regioni più avanzate per la politica turistica di accoglienza, possono succedere queste cose?  Significa forse che se sei residente non sei più turista, non porti soldi (paghi le tasse però) e ti metti in  competizione con gli abitanti…? Quindi non sei più degno di rispetto, attenzioni  e amicizia?”

Caso b)  coppia matura 50-65, una  famiglia ricomposta con figli adulti  e  nipoti che li vanno a trovare di tanto in tanto: il loro sogno si avvera e da Milano  si  trasferiscono in Liguria nell’entroterra di levante, si tratta di un centro piuttosto piccolo  a soli 6 km dal mare; nella località marina limitrofa hanno avuto seconde case di vacanza per anni. Anche loro notano freddezza negli abitanti, i vicini di casa  non li salutano nemmeno e non hanno interesse ad instaurare rapporti umani, trovano freddo e scostante anche il rapporto con i negozianti della zona ,  che  tra loro li chiamano  in modo dispregiativo  “i bauscia” ; la signora  voleva aprire una micro attività in loco che avrebbe  potuto attirare  visitatori  ma ci rinuncia a malincuore. Ora stanno cercando casa in Toscana. Tra le altre cose  è emerso che  neppure  nella località di mare c’è una grande attenzione al cliente… ad esempio in spiaggia dove i nostri hanno un abbonamento per l’intera stagione,   vengono  invitati con modi bruschi a lasciare l’ombrellone tassativamente  entro le 19.00.  L’ultima volta la signora ha risposto dicendo che a Rimini a quell’ora si serve l’aperitivo invitando scherzosamente il bagnino a condividere quest’esperienza ma quest’ultimo  ha risposto che allora andasse pure a Rimini…

Loro  affermano  che : “i liguri hanno un carattere pessimo, non sanno trattare con la gente, come possono attrarre i turisti se si comportano così?”  Io dico che non è così dappertutto ma sicuramente il turismo ligure non se la passa bene.

Caso c) coppia matura 55-65 senza figli attratta dalla bellezza del luogo  e  su  invito di sedicenti amici, lascia la Lombardia per la Svizzera, Canton Vallese. Non conoscevano bene la zona e purtroppo  la mentalità dei locali.  Acquistano casa, un grande chalet a 1000 m. di quota con vista mozzafiato sulla valle a pochi minuti da un notevole comparto sciistico,  da adibire in parte  a Bed and Breakfast.  Qualche incomprensione ma c’è la volontà di superare. Nel momento in cui si apprestano ad avviare l’attività, peraltro minima,  incontrano tutta una serie di problemi anche di tipo burocratico, quello che si dice “mettere i bastoni tra le ruote” e di qualcuno che cerca solo di spillare loro solo dei soldi. Un’amica ( locale) dice che si tratta di invidia. Non riescono a capire chi possa essere e per quale motivo ma dopo 6  mesi decidono di lasciar perdere il Bed and Breakfast e di provare a vivere tranquillamente.  In seguito, suffragata anche da altre motivazioni,  prendono la decisione di mettere in vendita   la casa e dopo quattro anni riescono a rientrare in Italia, senza rimpianti. Fermo restando che alcuni rapporti di amicizia consolidati che non si perderanno.

Qui entra in gioco purtroppo  un certo blando  razzismo, i locali affermano candidamente  “gli italiani li abbiamo sempre avuti qui a lavorare, li abbiamo accettati ormai…” non è però concepibile per alcuni che “une petite italienne ,  si metta allo stesso livello dei locali in tutto e per tutto,  anche se portatrice  di cultura, innovazione  e buone idee per il territorio. Se lo straniero è super-ricco va tutto bene… È ovvio che non si può e non si deve generalizzare ma  purtroppo certi atteggiamenti sono piuttosto diffusi.

L’ amara conclusione è che  colui che viene da fuori è visto spesso dalle popolazioni locali come una minaccia e non come  apporto  di novità e cultura, o come una ulteriore opportunità economica come è avvenuto e avviene, in particolare nei centri più piccoli e idilliaci.   Nei casi citati non siamo in presenza di culture lontanissime, in due dei casi siamo nello  stesso Paese,  addirittura di regioni limitrofe. Forse c’è ancora l’antagonismo tra città e campagna/montagna. Si pensa forse che chi viene dalla città non ha fatto  nulla per il territorio e non si merita il pieno godimento e anzi porta via il lavoro a chi già risiede.

Il Vallese forse è un caso un po’ estremo, di una regione rimasta isolata per secoli anche se ha sempre avuto  frequenti rapporti con le popolazioni al di là delle Alpi, inoltre  esistono ancora rivalità e diffidenza nei confronti di chi è nato a soli tre chilometri di distanza, nel villaggio vicino, considerato non uno dei nostri. Qui è molto marcata la dicotomia tra la popolazione locale molto tradizionalista e un po’ chiusa, con le sue caratteristiche peculiari e  dall’altro lato i turisti. Polli da spennare,  il turismo è considerato unicamente un modo per far soldi anche a discapito  della conservazione del territorio, la principale risorsa ma…questa è un ‘altra storia.

E’ amaro tutto ciò ma ne ho voluto parlare per fare un ragionamento sul turismo. E’ proprio vero che il turismo può funzionare se la popolazione residente innanzitutto sta bene ma  soprattutto se è consapevole di essere parte di un territorio e ne diviene  ambasciatrice , è accogliente e aperta all’esterno.  Prima di lanciare programmi di sviluppo turistico che non siano mero sfruttamento del suolo è infatti buona norma consultare la popolazione locale,  per far emergere i problemi e le ostilità e illustrare i vantaggi  che un armonico sviluppo turistico (sostenibile) può portare al territorio e alla popolazione residente.  Senza contare che vivremmo tutti meglio.

Smentitemi!

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Pubblicato da

Rita

Consulente turistica italiana e travel designer. Dopo un'esperienza di quattro anni in Svizzera Romanda sono rientrata felicemente in Italia, vivo e lavoro tra Milano e il Lago Maggiore da sempre con la mia amica Giulia. Sono specializzata in turismo d'affari, turismo culturale e naturalistico. Turismo sostenibile ed esperienziale, marketing turistico. Ho scritto a quattro mani un manuale sul Bed and Breakfast e altri due sulla promozione e commercializzazione delle strutture ricettive extralberghiere e sulla gestione degli Afitti Brevi/Short Lets. Mi occupo anche di formazione per operatori in ambito turistico.

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