Ricordando la Grande Guerra: La Linea Cadorna

Non tutti sanno che sulle montagne lombarde e piemonCadorna_Luigitesi in prossimità del confine svizzero si trova una linea di fortificazione molto articolata, visitabile e suddivisa in ben 9 itinerari e due centri di documentazione,  per non dimenticare o solo per godere di piacevoli passeggiate e scoprire queste valli verdeggianti.

LINEA CADORNA è la denominazione ufficiale con la quale oggi si identifica il sistema di fortificazioni costruito lungo il confine italo-svizzero tra l’estate del 1915 e la primavera del 1918, durante il primo conflitto mondiale, nel momento in cui si ebbe timore che, penetrando dai valichi alpini delle Alpi centrali svizzere, le truppe austro-tedesche potessero in breve tempo raggiungere ed occupare i centri nevralgici industriali ed economici del nostro paese.
La costruzione di questa linea, detta “Linea di difesa alla frontiera nord”, fu il compendio di quasi cinquant’anni di studi, progettazioni, ricognizioni, indagini geomorfologiche, pianificazioni strategiche, ricerche tecnologiche.
Con l’attenuarsi dei rapporti di alleanza con Germania ed Austria e l’esplicarsi delle non più tanto celate simpatie germanofile dei superiori apparati militari svizzeri, il governo italiano si trovò a prendere in considerazione la possibilità di una probabile infiltrazione nemica attraverso il confine con la Svizzera.
A partire dal 1911 furono costruiti lo sbarramento di Gravellona Toce (fortificazioni sul Monte Orfano a difesa degli accessi dalla Val d’Ossola e dal Lago Maggiore) e gli appostamenti per artiglieria sui monti Piambello, Scerré, Martica, Campo dei Fiori, Gino e Sighignola.
Nel frattempo anche la Svizzera intensificò i lavori di fortificazione verso l’Italia, realizzando opere di sbarramento a Gordola, Magadino, Monte Ceneri e sui monti di Medeglia.
Lo scoppio della guerra, 23 luglio 1914, e gli avvenimenti successivi tra cui l’invasione del Belgio neutrale e i cambi di alleanze tra le varie potenze europee, accentuarono i dubbi sulla volontà del Governo elvetico di far rispettare la neutralità del proprio territorio.
Con l’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria il 24 maggio 1915 e con la prospettata dichiarazione di belligeranza contro la Germania, il generale Luigi Cadorna, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito dal luglio del 1914, ritenendo fondato il timore di una possibile invasione austro-tedesca, ordinò di avviare i lavori difensivi versa la frontiera svizzera, rendendo esecutivo il progetto di difesa già predisposto.

La spesa complessiva sostenuta, tenuto conto dei 15-20000 operai che in media vi furono adibiti, può calcolarsi in circa 104 milioni.”
Con la fine della guerra le fortificazioni verranno dismesse.
In anni successivi parte di queste strutture saranno riutilizzate per le esercitazioni militari e tutte quante inserite poi, negli anni trenta, nel progetto del Vallo Alpino, una immane linea difensiva che avrebbe dovuto rendere inviolabili i 1851 chilometri di confine dello Stato italiano, ma che, in realtà, non giunse mai a compimento.
Anche nel secondo conflitto mondiale la Linea Cadorna non fu mai interessata dalle operazioni belliche, esclusi due tratti, il Monte San Martino (VA) e l’Ossola (VB) e che per breve tempo, 19 settembre-15 novembre 1943 per il San Martino e 12- 21 ottobre 1944 per l’Ossola, furono utilizzati come basi partigiane del Gruppo “Cinque Giornate” agli ordini del ten. col. Carlo Croce e dei partigiani della “Repubblica dell’Ossola”.
Con il 4 aprile 1949 le fortificazioni italiane, non smantellate dal Trattato di pace del febbraio 1947, entrarono a far parte del Patto Atlantico istituito per fronteggiare il blocco sovietico, un piano che vedrà sminuita la sua importanza con la caduta del muro di Berlino, 9 novembre 1989, data con cui si può ritenere conclusa la storia della fortificazione italiana.

La primavera è sicuramente il periodo più adatto alla visita per la maggior parte degli itinerari, la vegetazione non si è fatta ancora invadente; in autunno se da una parte la caduta delle foglie facilita l’individuazione dei manufatti all’interno dei boschi dall’altra si possono trovare fastidiosi accumuli di fogliame all’interno dei camminamenti che possono mascherare insidiosi buchi. In inverno le giornate corte e il pericolo del ghiaccio sui sentieri consigliano di prestare particolare attenzione a queste escursioni; per quanto riguarda l’estate la vegetazione rigogliosa può ostacolare la visita ad alcuni manufatti.

Viinvitiamo a visitare i centri di documentazione di Cassano Valcuvia e Marzio e consultare il sito:

http://www1.provincia.va.it/lineacadornavarese/it/itinerari.htm

The history of irrigation channels

Parliamo dei Bisse, i tipici canali di irrigazione tipici del Vallese, costeggiati da sentieri facili da percorrere, per piacevoli passeggiate in inverno o nelle stagioni intermedie.

The history of irrigation channels.

Incanti e disincanti

Ciao,
in questo blog semi-serio vi parlerò di questo paese, sotto vari aspetti poco conosciuto.
Dal mio nido d’aquila vallesano descriverò quello che vedo, che immagino e che so. In particolare vi parlerò della natura, degli abitanti, della storia, di curiosità turistiche, arte, sport e sfaterò o confermerò i principali luoghi comuni.
Starà a voi capire quando sitratta di incanti e quando al contrario di disincanti.
Sarò la vostra guida e il vostro infiltrato. Sono al servizio <em>di suamaestà</em> cioè al vostro servizio!
Intanto le mie coordinate geografiche: mi trovo a 1090 m. s.l.m. sulla riva gauche (sinistra) della Valle del Rodano, come su un balcone prospicente l’antica città di Sion.
Il Vallese è un Cantone che confina con l’Italia, vi si accede principalmente dal Passo del Gran San Bernardo in Valle d’Aosta e dal Passo del Sempione, dopo Domodossola, la via più diretta da Milano. Poi  sono innumerevoli i valichi che si possono percorrere a piedi, quelli usati da sempre dai mercanti e dai contrabbandieri tra i ghiacciai alpini.
Il Vallese condivide con l’Italia le alte cime del Cervino qui chiamato Matterhorn o Cervin (utilizzato ora nel marchio di Valais Tourisme),  del Monte Rosa e del Grand Combin.
Dal punto di vista culturale il cantone è bilingue, diviso in due presso la città di Sierre; qui passa la linea di demarcazione ideale e fisica tra l’alto Vallese, germanofono, a est e il Vallese Centrale e Basso, francofono, a sud. Le due comunità diciamo che si sopportano ma di fatto non c’è vera integrazione.
Incredbile ma vero, nelle scuole delle due parti non è ancora obbligatorio lo studio della lingua dell’altro semi cantone…
Solo chi si occupa di turismo bene o male usa l’altra lingua e l’inglese. L’italiano non è utilizzato nella comunicazione turistica ufficiale, il target non interessa ai boss delle istituzioni turistiche, peccato! Nonostante a Crans Montana ci sia installata da tempo una colonia di ricchi Milanesi proprietari di lussuose case di vacanza.
I francofoni non amano parlare altre lingue ma l’italiano è largmente compreso e un po’ parlato, grazie all’appeal dell’Italia come meta turistica conosciuta, (ancora per poco temo!)  alla cucina e alla “simpatia” in genere dell’italica stirpe 🙂  ma anche, soprattutto, in seguito alla massiccia immigrazione avvenuta nei decenni passati. Attualmente ci sono in Vallese circa 20000 italiani, di prima, seconda e terza generazione. Molte famiglie locali hanno cognomi italiani (mantenuti tali o francesizzati) e parenti provenienti  da tutte le regioni della nostra penisola, moltissimi dalla provincia di Lecce.
Non ho speficato che in Alto Vallese e nella Svizzera germanofona si parlano soprattutto gli<em> Swiz Deutch</em>, una serie di dialetti poco comprensibili anche a  chi parla il buon tedesco. Poi ci sono i vari <em>patois</em>, dialetti franco provenzali parlati nelle vallate al confine con l’Italia e la Francia, quasi uguali nei due versanti. Ci sono frequenti eventi e scambi culturali dalle due parti. Una volta mi hanno detto che i Vallesani sono Italiani paracadutati dalla parte sbagliata (dalla cicogna forse!).
Per oggi passo e chiudo!