La coperta è corta. Le baruffe del turismo.

E tutti si scannano.

Prendo spunto da un articolo “Meglio nessun provvedimento che uno pessimo” 11 settembre 2014,cuorewelcoms

nel quale il presidente della Federalberghi toscana, Paolo Corchia, si lamentava della volontà espressa dai legislatori della sua regione di mettere mano alla legge regionale 42/2000, meglio conosciuta come Testo Unico delle leggi regionali in materia di turismo, con lo scopo di modificarne gli articoli fondamentali che regolano la ricettività turistica.

Il vero tema dell’articolo è, a mio avviso, una lamentela e un ‘invettiva nei confronti di quello che viene definito “abusivismo ricettivo e sleale concorrenza”, responsabili della crisi che da tempo ha colpito le imprese alberghiere in Toscana e (dico io ) in tutto il Paese, aggravando ulteriormente le difficoltà prodotte all’intero settore turistico dalla situazione economica nazionale.

“E’ bene sottolineare, ha detto ancora il presidente regionale degli albergatori toscani, che abbiamo ben chiaro come il mercato della domanda sia mutato, come sia giusto offrire al cliente opportunità diverse di modalità di vacanza, così come sia una battaglia di retroguardia quella di contrastare le nuove forme di ricettività , ma con altrettanta chiarezza è assolutamente non più rinviabile la definizione di regole che obblighino tutti gli attori ad aver eguali diritti ed eguali doveri.” “Non è tollerabile, ha continuato Corchia, che la legislazione regionale penalizzi le imprese alberghiere , ma anche i campeggi , cioè quelle aziende che sono obbligate ad applicare i contratti di lavoro del settore, a rispettare le norme a tutela del cliente in materia di sicurezza, ad applicare le imposte di varia natura come la tassa di soggiorno…”

Però un’analisi di coscienza sull’offerta ricettiva italiana non viene fatta, sul rapporto qualità/prezzo sbilanciato, sulle carenze strutturali e strategiche, sulla qualità dell’accoglienza… tanto per citare alcuni punti e non vado oltre.

E’ vero che l’associazione di categoria non perde l’occasione per lamentarsi senza fare proposte concrete e in linea con i cambiamenti epocali degli ultimi anni. Sono infatti cambiati il modo di  concepire il turismo, anzi i turismi; sono entrati  altri attori  sulla scena come  Internet che ha stravolto le modalità di promozione e di commercializzazione dei prodotti turistici; è cambiata la mentalità dei viaggiatori, soprattutto dei  giovani che hanno priorità ed esigenze diverse e per finire la  terribile crisi economica degli ultimi anni che ci ha messo di fronte alla realtà che il re è nudo e che così non si può continuare.L’Italia è il paese più desiderato al mondo ma non il primo ad essere visitato.

Però non possiamo dar torto agli operatori  che, volendo  operare secodno le  regole, si trovano sommersi da obblighi e incombenze pesantissimi che i “furbetti” eludono anche grazie alle opportunità fornite da alcune leggi, troppe e talvolta in contrasto le une con le altre.

E’ eclatante il caso di alcuni agriturismi che sono in tutto e per tutto degli alberghi di lusso posti in località rurali, ma che usufruiscono di condizioni diverse circa gli obblighi derivanti dall’applicazione delle normative relative alla sicurezza, alla gestione del personale, alle tasse, ecc..

E’ chiaro quindi che, come ripeto da anni, ben diversa è la gestione e i profitti di un hotel a 5 stelle e quella di un albergo a conduzione familiare con 10-15 camere. Questo si avvicina di più ad un affittacamere a un bed and breakfast. Senza contare che la clientela è diversa come lo sarà la relativa offerta di servizi.

E’ un dato di fatto che spesso in Italia il cliente preferisce prenotare un B&B piuttosto che un albergo di 2-3 stelle perchè quest’ultimo non offre gli stessi servizi di base, che non sono il frigobar… ma la connessione internet gratuita!

Il legislatore dovrebbe tener conto di diversi parametri e ripensare a ridefinire tutto il comparto.

A mio avviso, contrariamente a quanto affermato nell’articolo, il concetto dovrebbe essere non di allargare le incombenze ai “più piccoli” ma semplificare la vita a tutti, nel rispetto della legalità.

Sempre nell’articolo si cita il caso dell’Isola d’Elba di di Firenze.

“In parole povere la offerta ricettiva è dimensionata ben al di là della capacità di domanda e quindi la – torta clienti di albergo – è frazionata in una miriade di aziende e non aziende, il che penalizza proprio le imprese che pagano le imposte, applicano i contratti di lavoro e danno occupazione regolare”. “La produzione legislativa del Consiglio della Toscana, afferma il presidente degli albergatori di Firenze, Francesco Bechi, si è distinta, rispetto ad altre regioni anche limitrofe e con maggioranze politiche simili, per una permissività per forme di ricettività non tradizionale, rendendo sempre più labile il confine tra abusivismo e concorrenza sleale legalizzata tra imprese.

In qualche caso, come è avvenuto di recente a Firenze, non si è trovato di meglio che legalizzare l’abusivismo nell’offerta ricettiva, consentendo a chiunque di fare l’albergatore, senza però imporre le regole di sicurezza, sindacali, fiscali cui le imprese alberghiere sono sottoposte.

Su quanto affermato nelle ultime righe ho seri dubbi…visto che chi vuol dare in affitto anche solo un appartamento a Firenze viene considerato una casa vacanze a gestione imprenditoriale.

Certo chi vuole evadere spesso trova il modo ma non bisogna fare di un’erba un fascio. Gli operatori devono avere l’onestà di rapportarsi alla categoria adeguata in base all’entità della loro attività e al loro target di riferimento.

Per esercitare un’attività ricettiva minima, saltuaria e occasionale, le leggi ci sono e sono commisurate alla tipologia ricettiva. Spesso c’è parecchia ignoranza e scarsa volontà di approfondimento ma anche le leggi sono tante e talvolta farraginose…tanto da scoraggiare il soggetto ben intenzionato.

E cosa succederà con l’entrata in vigore della modifica del Titolo V della Costituzione? Sarà finalmente risolto il conflitto tra legislazione regionale (delle varie Regioni) e la normativa nazionale nel turismo?

Ne vedremo delle belle. Ai posteri (speriamo non troppo posteri) l’ardua sentenza!

Nel frattempo vi ricordo che il 4 ottobre prossimo avrà luogo l’ormai consueto appuntamento autunnale con il seminario

Come avviare un Bed & Breakfast o un Appartamento per Affitti Brevi (Short Lets) non imprenditoriali

relatrici: Rita Apollonio e Giulia Carosella

che mette a confronto Bed and Breakfast e Short Lets (Affitti Brevi) in Lombardia per quanto riguarda la legislazione, gli adempimenti vari, la gestione operativa e la promozione, con uno sguardo speciale alle opportunità offerte da Internet e dai social network.

A Milano presso Form Tre S.r.l.

Via Varanini, 29/C
20127 Milano
Tel 02 45486101
Fax 02 45485722
web
www.formtre.it

Per partecipare contattate Pamela Brusati al 02 45486101 o inviando una mail p.brusati@formtre.it

Stay Tuned.

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Un signore di nome Ritz

Cari viaggiatori, chi di voi nel corso dei viaggi in giro per il mondo non si è imbattuto in un hotel Ritz?

Il nome è diventato sinonimo di classe inimitabile e di fastosità nell’accoglienza degna dei re antichi. La gran parte dei personaggi del bel mondo, delle arti, della politica, del business hanno frequentato i suoi saloni. Credo che ben pochi sappiano che Ritz è il nome di una persona. Tutto ebbe inizio in un paesino della Svizzera nel febbraio del 1850…  

Edoardo VII, re d’Inghilterra dal 1901 al 1910 e suo grande ammiratore, lo definì “re degli albergatori e albergatore dei re”. Il riferimento era a César Ritz albergatore elvetico proprietario degli omonimi hotel. César era nato il 23 febbraio 1850 a Niederwald paesino del Cantone Vallese nel sud della Svizzera da una famiglia di pastori.
Nel 1867 era a Parigi e iniziò nella capitale francese l’apprendistato nel settore turistico. Lavorò dapprima all’Hotel de la Fidelité, poi in un bar, quindi in un ristorante a prezzo fisso e, finalmente, all’Hotel Chez Voisin frequentato da personaggi dell’alta aristocrazia e del mondo dello spettacolo: il Principe di Galles, il conte Nigra, Sarah Bernhard. In questo periodo apprese le regole del bon ton che riuscì, in seguito, a declinare nel lavoro, caratterizzando fin dal primo momento il suo operato di albergatore come particolarmente attento al buon gusto e alla discrezione.
La guerra franco-prussiana costrinse, però, alla chiusura il prestigioso albergo. Passata la tempesta, ritroviamo César Ritz all’Hotel Splendide, sempre a Parigi, poi a Vienna in un famoso ristorante. Proprio grazie a questa esperienza fu chiamato nel 1872 dal Grand Hotel di Nizza a dirigere la cucina e qui conosce il connazionale Pfyffer d’Altishofen in procinto di aprire il Grand Hotel Nazionale di Lucerna. L’albergatore intuisce il talento del giovane Ritz e, a soli ventiquattro anni, lo nomina direttore del nascituro Grand Hotel. César porta subito delle importanti innovazioni anche strutturali nella conduzione di un albergo, ma più di tutto offre una particolare attenzione a ogni singolo cliente, una sorta di servizio personalizzato che fa sentire l’ospite al centro delle attenzioni dell’intera struttura.

In un momento in cui l’ospitalità alberghiera diventa un fattore importante per una casta di privilegiati in grado di girare costantemente il mondo per affari, oppure per impegni artistici, o per semplice diletto, la sua intuizione diventa un marchio di fabbrica capace di fare la differenza. Il Roches-Noires di Trouville, cittadina normanna in cui si raduna la buona società parigina, il Grand Hotel di Baden-Baden, il Frankfurter- Hof, le Terme di Salsomaggiore, il Villa-Hygeia di Palermo, l’Iles-Britaniques di Mentone, il Savoy di Londra sono le tappe che lo porteranno all’apertura nel 1898 dell’Hotel Ritz in piena Place Vendome a Parigi, il primo di sua proprietà in società con, forse, il più importante chef del momento e uno dei più grandi della storia della gastronomia: Auguste Escoffier.
L’accoppiata fa faville e il soggiorno nel prestigioso albergo diventa un’esperienza da raccontare. Le note distintive sono un lusso sfrenato, una cura ossessiva del particolare, un’eleganza che a volte sfiora l’ostentazione, abbinate a una cucina raffinata, originale, innovativa. A distanza di pochi anni aprono Hotel Ritz a Madrid, Il Cairo, Johannesburg. Nel 1906 si inaugura all’angolo di Piccadilly, affacciato sui giardini reali di Green Park a due passi da Buckingham Palace, l’Hotel Ritz di Londra.
I principi basilari sono gli stessi delle altre strutture della catena: personale inappuntabile, divise per i portieri con spalline e ricami, guanti bianchi, servizio accuratissimo. Anche per gli ospiti esistono regole precise, è d’obbligo la giacca e cravatta per gli uomini, il vestito lungo la sera per le donne. A tale proposito César Ritz imporrà agli architetti che collaboreranno alla costruzione dei suoi Hotel, un vezzo in grado di rendere un garbato omaggio alle dame che lo onoreranno della loro presenza. Infatti, nel progetto si dovrà sempre prevedere un ampio scalone di marmo che metta in evidenza le mise delle gentildonne, favorendo un loro ingresso teatrale nei locali adibiti alla cena. Sono proprio queste attenzioni a segnare l’operato dell’albergatore svizzero, tanto che nella capitale londinese si conierà in suo onore il termine ritzy come sinonimo di eleganza, lusso, classe elevata.
A causa di una lunga malattia César Ritz è costretto a lasciare il lavoro nel 1907. Trascorrerà nella natia Svizzera gli ultimi anni di vita alla ricerca di pace e serenità. Passerà a miglior vita il 26 ottobre 1918 a Kussnacht.

Il figlio Charles cercherà di seguire le orme paterne con risultati modesti. Ancor oggi, a oltre cento anni dalla loro apertura, gli alberghi da lui fondati costituiscono quanto di più elegante e raffinato si può trovare nell’ambito dell’ospitalità alberghiera.

In Svizzera diverse scuole alberghiere sono dedicate a César Ritz , in Vallese Ritzy è anche il  nome di un istituto  che si occupa di formazione continua  per i professionisti del settore alberghiero e della ristorazione.