Ricordando la Grande Guerra: La Linea Cadorna

Non tutti sanno che sulle montagne lombarde e piemonCadorna_Luigitesi in prossimità del confine svizzero si trova una linea di fortificazione molto articolata, visitabile e suddivisa in ben 9 itinerari e due centri di documentazione,  per non dimenticare o solo per godere di piacevoli passeggiate e scoprire queste valli verdeggianti.

LINEA CADORNA è la denominazione ufficiale con la quale oggi si identifica il sistema di fortificazioni costruito lungo il confine italo-svizzero tra l’estate del 1915 e la primavera del 1918, durante il primo conflitto mondiale, nel momento in cui si ebbe timore che, penetrando dai valichi alpini delle Alpi centrali svizzere, le truppe austro-tedesche potessero in breve tempo raggiungere ed occupare i centri nevralgici industriali ed economici del nostro paese.
La costruzione di questa linea, detta “Linea di difesa alla frontiera nord”, fu il compendio di quasi cinquant’anni di studi, progettazioni, ricognizioni, indagini geomorfologiche, pianificazioni strategiche, ricerche tecnologiche.
Con l’attenuarsi dei rapporti di alleanza con Germania ed Austria e l’esplicarsi delle non più tanto celate simpatie germanofile dei superiori apparati militari svizzeri, il governo italiano si trovò a prendere in considerazione la possibilità di una probabile infiltrazione nemica attraverso il confine con la Svizzera.
A partire dal 1911 furono costruiti lo sbarramento di Gravellona Toce (fortificazioni sul Monte Orfano a difesa degli accessi dalla Val d’Ossola e dal Lago Maggiore) e gli appostamenti per artiglieria sui monti Piambello, Scerré, Martica, Campo dei Fiori, Gino e Sighignola.
Nel frattempo anche la Svizzera intensificò i lavori di fortificazione verso l’Italia, realizzando opere di sbarramento a Gordola, Magadino, Monte Ceneri e sui monti di Medeglia.
Lo scoppio della guerra, 23 luglio 1914, e gli avvenimenti successivi tra cui l’invasione del Belgio neutrale e i cambi di alleanze tra le varie potenze europee, accentuarono i dubbi sulla volontà del Governo elvetico di far rispettare la neutralità del proprio territorio.
Con l’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria il 24 maggio 1915 e con la prospettata dichiarazione di belligeranza contro la Germania, il generale Luigi Cadorna, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito dal luglio del 1914, ritenendo fondato il timore di una possibile invasione austro-tedesca, ordinò di avviare i lavori difensivi versa la frontiera svizzera, rendendo esecutivo il progetto di difesa già predisposto.

La spesa complessiva sostenuta, tenuto conto dei 15-20000 operai che in media vi furono adibiti, può calcolarsi in circa 104 milioni.”
Con la fine della guerra le fortificazioni verranno dismesse.
In anni successivi parte di queste strutture saranno riutilizzate per le esercitazioni militari e tutte quante inserite poi, negli anni trenta, nel progetto del Vallo Alpino, una immane linea difensiva che avrebbe dovuto rendere inviolabili i 1851 chilometri di confine dello Stato italiano, ma che, in realtà, non giunse mai a compimento.
Anche nel secondo conflitto mondiale la Linea Cadorna non fu mai interessata dalle operazioni belliche, esclusi due tratti, il Monte San Martino (VA) e l’Ossola (VB) e che per breve tempo, 19 settembre-15 novembre 1943 per il San Martino e 12- 21 ottobre 1944 per l’Ossola, furono utilizzati come basi partigiane del Gruppo “Cinque Giornate” agli ordini del ten. col. Carlo Croce e dei partigiani della “Repubblica dell’Ossola”.
Con il 4 aprile 1949 le fortificazioni italiane, non smantellate dal Trattato di pace del febbraio 1947, entrarono a far parte del Patto Atlantico istituito per fronteggiare il blocco sovietico, un piano che vedrà sminuita la sua importanza con la caduta del muro di Berlino, 9 novembre 1989, data con cui si può ritenere conclusa la storia della fortificazione italiana.

La primavera è sicuramente il periodo più adatto alla visita per la maggior parte degli itinerari, la vegetazione non si è fatta ancora invadente; in autunno se da una parte la caduta delle foglie facilita l’individuazione dei manufatti all’interno dei boschi dall’altra si possono trovare fastidiosi accumuli di fogliame all’interno dei camminamenti che possono mascherare insidiosi buchi. In inverno le giornate corte e il pericolo del ghiaccio sui sentieri consigliano di prestare particolare attenzione a queste escursioni; per quanto riguarda l’estate la vegetazione rigogliosa può ostacolare la visita ad alcuni manufatti.

Viinvitiamo a visitare i centri di documentazione di Cassano Valcuvia e Marzio e consultare il sito:

http://www1.provincia.va.it/lineacadornavarese/it/itinerari.htm

Turismo nel Veneto: niente più discriminazioni

ripropongo voentieri 🙂

Turismo nel Veneto: niente più discriminazioni.

la maledizione del Baùscia

Ieri parlando con nuovi amici è venuta fuori una situazione di malessere relativa ai rapporti con i locali; da qualche anno si sono infatti trasferiti da Milano in un luogo bellissimo dove  avevano intenzione di passare il resto dei loro giorni con una migliore qualità di vita rispetto alla precedente.  Proprio a causa di questo problema, appena sarà possibile, si trasferiranno nuovamente. Peccato! Un’occasione mancata.

Visto che non è il primo caso nella cerchia delle mie conoscenze ne  voglio parlare qui e fare una riflessione sul cambiamento, sui rapporti umani, sui pregiudizi e anche sul turismo. 

Lo faccio   pensando a quante persone vanno via dall’Italia o emigrano dal sud al nord per motivi di lavoro,    per avere nuove e migliori  prospettive di vita ma anche per le persone di una certa età che, provenienti da una grande città, dopo una vita di stress e lavoro, decidono di lasciare tutto e andare in quello che considerano  il loro meritato buen retiro.

In tutti i tre casi la nuova destinazione  è una località tranquilla, con pochi abitanti, in  una regione   a vocazione turistica dove il livello di vita è riconosciuto come buono,  in due casi su tre la località prescelta come residenza era ben conosciuta da prima perché frequentata per anni come turisti, proprietari o affittuari di seconde case.

Caso a) coppia senza figli di età 45-60 da Varese si trasferiscono in Trentino, dove spendono anche molto per ristrutturare una baita; la moglie trova lavoro come insegnante e il marito apre un atelier di vetrate artistiche. I due hanno frequentato la zona per 20 anni almeno e prima di loro i genitori ed erano conosciuti e benvoluti ogni volta che vi si recavano in vacanza. Una volta installati con il trasferimento di residenza hanno notato un cambiamento di atteggiamento nei loco confronti: venivano ignorati, non li salutavano e nell’atelier non entrava mai nessuno…Tanto che dopo qualche anno e un inizio di esaurimento se ne tornano a Varese.

Mi domando: “Come mai anche in  Trentino, una delle regioni più avanzate per la politica turistica di accoglienza, possono succedere queste cose?  Significa forse che se sei residente non sei più turista, non porti soldi (paghi le tasse però) e ti metti in  competizione con gli abitanti…? Quindi non sei più degno di rispetto, attenzioni  e amicizia?”

Caso b)  coppia matura 50-65, una  famiglia ricomposta con figli adulti  e  nipoti che li vanno a trovare di tanto in tanto: il loro sogno si avvera e da Milano  si  trasferiscono in Liguria nell’entroterra di levante, si tratta di un centro piuttosto piccolo  a soli 6 km dal mare; nella località marina limitrofa hanno avuto seconde case di vacanza per anni. Anche loro notano freddezza negli abitanti, i vicini di casa  non li salutano nemmeno e non hanno interesse ad instaurare rapporti umani, trovano freddo e scostante anche il rapporto con i negozianti della zona ,  che  tra loro li chiamano  in modo dispregiativo  “i bauscia” ; la signora  voleva aprire una micro attività in loco che avrebbe  potuto attirare  visitatori  ma ci rinuncia a malincuore. Ora stanno cercando casa in Toscana. Tra le altre cose  è emerso che  neppure  nella località di mare c’è una grande attenzione al cliente… ad esempio in spiaggia dove i nostri hanno un abbonamento per l’intera stagione,   vengono  invitati con modi bruschi a lasciare l’ombrellone tassativamente  entro le 19.00.  L’ultima volta la signora ha risposto dicendo che a Rimini a quell’ora si serve l’aperitivo invitando scherzosamente il bagnino a condividere quest’esperienza ma quest’ultimo  ha risposto che allora andasse pure a Rimini…

Loro  affermano  che : “i liguri hanno un carattere pessimo, non sanno trattare con la gente, come possono attrarre i turisti se si comportano così?”  Io dico che non è così dappertutto ma sicuramente il turismo ligure non se la passa bene.

Caso c) coppia matura 55-65 senza figli attratta dalla bellezza del luogo  e  su  invito di sedicenti amici, lascia la Lombardia per la Svizzera, Canton Vallese. Non conoscevano bene la zona e purtroppo  la mentalità dei locali.  Acquistano casa, un grande chalet a 1000 m. di quota con vista mozzafiato sulla valle a pochi minuti da un notevole comparto sciistico,  da adibire in parte  a Bed and Breakfast.  Qualche incomprensione ma c’è la volontà di superare. Nel momento in cui si apprestano ad avviare l’attività, peraltro minima,  incontrano tutta una serie di problemi anche di tipo burocratico, quello che si dice “mettere i bastoni tra le ruote” e di qualcuno che cerca solo di spillare loro solo dei soldi. Un’amica ( locale) dice che si tratta di invidia. Non riescono a capire chi possa essere e per quale motivo ma dopo 6  mesi decidono di lasciar perdere il Bed and Breakfast e di provare a vivere tranquillamente.  In seguito, suffragata anche da altre motivazioni,  prendono la decisione di mettere in vendita   la casa e dopo quattro anni riescono a rientrare in Italia, senza rimpianti. Fermo restando che alcuni rapporti di amicizia consolidati che non si perderanno.

Qui entra in gioco purtroppo  un certo blando  razzismo, i locali affermano candidamente  “gli italiani li abbiamo sempre avuti qui a lavorare, li abbiamo accettati ormai…” non è però concepibile per alcuni che “une petite italienne ,  si metta allo stesso livello dei locali in tutto e per tutto,  anche se portatrice  di cultura, innovazione  e buone idee per il territorio. Se lo straniero è super-ricco va tutto bene… È ovvio che non si può e non si deve generalizzare ma  purtroppo certi atteggiamenti sono piuttosto diffusi.

L’ amara conclusione è che  colui che viene da fuori è visto spesso dalle popolazioni locali come una minaccia e non come  apporto  di novità e cultura, o come una ulteriore opportunità economica come è avvenuto e avviene, in particolare nei centri più piccoli e idilliaci.   Nei casi citati non siamo in presenza di culture lontanissime, in due dei casi siamo nello  stesso Paese,  addirittura di regioni limitrofe. Forse c’è ancora l’antagonismo tra città e campagna/montagna. Si pensa forse che chi viene dalla città non ha fatto  nulla per il territorio e non si merita il pieno godimento e anzi porta via il lavoro a chi già risiede.

Il Vallese forse è un caso un po’ estremo, di una regione rimasta isolata per secoli anche se ha sempre avuto  frequenti rapporti con le popolazioni al di là delle Alpi, inoltre  esistono ancora rivalità e diffidenza nei confronti di chi è nato a soli tre chilometri di distanza, nel villaggio vicino, considerato non uno dei nostri. Qui è molto marcata la dicotomia tra la popolazione locale molto tradizionalista e un po’ chiusa, con le sue caratteristiche peculiari e  dall’altro lato i turisti. Polli da spennare,  il turismo è considerato unicamente un modo per far soldi anche a discapito  della conservazione del territorio, la principale risorsa ma…questa è un ‘altra storia.

E’ amaro tutto ciò ma ne ho voluto parlare per fare un ragionamento sul turismo. E’ proprio vero che il turismo può funzionare se la popolazione residente innanzitutto sta bene ma  soprattutto se è consapevole di essere parte di un territorio e ne diviene  ambasciatrice , è accogliente e aperta all’esterno.  Prima di lanciare programmi di sviluppo turistico che non siano mero sfruttamento del suolo è infatti buona norma consultare la popolazione locale,  per far emergere i problemi e le ostilità e illustrare i vantaggi  che un armonico sviluppo turistico (sostenibile) può portare al territorio e alla popolazione residente.  Senza contare che vivremmo tutti meglio.

Smentitemi!

Nuovo seminario su Bed and Breakfast e Short Lets

Per coloro che non sono riusciti a partecipare alla sessione del 17 marzo scorso abbiamo fissato un nuovo appuntamento:

sabato 19 maggio 2012, sempre a Milano presso Formtre

http://www.formtre.it/catalogo-corsi/marketing/154.html

parleremo delle differenze tra le due tipolgie ricettive, degli aspetti legislativi, fiscali e pratici, inoltre una parte importante sulle fasi dell’accoglienza, come gestire le prenotazioni e il follow-up; infine qualche consiglio per la promozione della struttura anche tramite l’uso del web e del social marketing.

Vi aspettiamo!

Strutture ricettive extralberghiere in Italia: le novità legislative

In questo blog mi ero riproposta di parlare della Svizzera ma visto l’interesse suscitato da un post sulle strutture ricettive in Italia, riprendo  questo tema per riportare il testo del decreto legislativo emanato qualche mese fa dal governo.

Ne riporto alcuni stralci:

DECRETO LEGISLATIVO 23 maggio 2011, n. 79

ART. 1 (Ambito di applicazione)

1. Il presente codice reca, nei limiti consentiti dalla competenza statale, norme necessarie all’esercizio unitario delle funzioni amministrative in materia di turismo ed altre nome in materia riportabili alle competenze dello Stato, provvedendo al riordino, al coordinamento e all’integrazione delle disposizioni legislative statali vigenti, nel rispetto dell’ordinamento dell’Unione europea e delle attribuzioni delle regioni e degli enti locali.

ART. 2 (Principi sulla produzione del diritto in materia turistica)

1. L’intervento legislativo dello Stato nella materia del turismo è consentito quando il suo oggetto principale costituisce esercizio di una autonoma competenza legislativa statale esclusiva o concorrente.

2. L’intervento legislativo dello Stato in materia di turismo è, altresì, consentito quando sussistono le seguenti esigenze di carattere unitario:

a) valorizzazione, sviluppo e competitività, a livello interno ed internazionale, del settore turistico quale fondamentale risorsa del Paese;

b) riordino e unitarietà dell’offerta turistica italiana.

3. Le funzioni amministrative, esercitate dallo Stato di cui ai commi 1 e 2, sono attribuite al Presidente del Consiglio.

Questi commi spiegano il perchè di un intervento statale sul turismo, che come ho più volte ribadito, è di competenza legislativa delle Regioni, che dovranno quindi recepire queste norme ed emanare leggi regionali per l’applicazione delle stesse. Non è detto che lo facciano celermente ed integralmente.

1. Ai fini del presente decreto legislativo sono imprese turistiche quelle che esercitano attività economiche, organizzate per la produzione, la commercializzazione, l’intermediazione e la gestione di prodotti, di servizi, tra cui gli stabilimenti balneari, di infrastrutture e di esercizi, compresi quelli di somministrazione facenti parte dei sistemi turistici locali, concorrenti alla formazione dell’offerta turistica.

Solo quelle potranno avere incentivi e finanziamenti…

e veniamo al riordino con la specifica delle strutture ricettive alberghiere/paralberghiere ed extralberghiere

ART. 8 (Classificazione)

1. Ai fini del presente decreto legislativo, nonché, in particolare, ai fini dell’esercizio del potere amministrativo statale di cui all’articolo 10 e strutture ricettive si suddividono in:

a) strutture ricettive alberghiere e paralberghiere;

b) strutture ricettive extralberghiere;

c) strutture ricettive all’aperto;

d) strutture ricettive di mero supporto.

2. Per attività ricettiva si intende l’attività diretta alla produzione di servizi per l’ospitalità esercitata nelle strutture ricettive. Nell’ambito di tale attività rientra altresì, unitamente alla prestazione del servizio ricettivo, la somministrazione di alimenti e bevande alle persone alloggiate, ai loro ospiti ed a coloro che sono ospitati nella struttura ricettiva in occasione di manifestazioni e convegni organizzati, nonché la fornitura di giornali, riviste, pellicole per uso fotografico e di registrazione audiovisiva o strumenti informatici, cartoline e francobolli alle persone alloggiate, nonché la gestione, ad uso esclusivo di dette persone, attrezzature e strutture a carattere ricreativo, per le quali è fatta salva la vigente disciplina in materia di sicurezza. Nella licenza di esercizio di attività ricettiva è ricompresa anche la licenza per la somministrazione di alimenti e bevande per le persone non alloggiate nella struttura nonché, nel rispetto dei requisiti previsti dalla normativa vigente, per le attività legate al benessere della persona o all’organizzazione congressuale.

3. E’ fatto divieto ai soggetti che non svolgono l’attività ricettiva, disciplinata dalle previsioni di cui al comma 2, di utilizzare nella ragione e nella denominazione sociale, nell’insegna e in qualsiasi forma di comunicazione al pubblico, anche telematica, parole e locuzioni, anche in lingua straniera, idonee ad indurre confusione sulla legittimazione allo svolgimento della stessa. Per le violazioni a tale divieto le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano stabiliscono una sanzione amministrativa pecuniaria

ART. 9 (Strutture ricettive alberghiere e paralberghiere)

1. Sono strutture ricettive alberghiere e paralberghiere:

a) gli alberghi;

b) i motels;

c) i villaggi-albergo;

d) le residenze turistico alberghiere;

e) gli alberghi diffusi;

f) le residenze d’epoca alberghiere;

g) i bed and breakfast organizzati in forma imprenditoriale;

h) le residenze della salute – beauty farm;

i) ogni altra struttura turistico-ricettiva che presenti elementi ricollegabili a uno o più delle precedenti categorie.

6. Gli alberghi diffusi sono strutture ricettive caratterizzati dal fornire alloggi in stabili separati, vicini tra loro, ubicati per lo più in centri storici e, comunque, collocati a breve distanza da un edificio centrale nel quale sono offerti servizi di ricevimento, portineria e gli altri eventuali servizi accessori.

8. I bed and breakfast in forma imprenditoriale sono strutture ricettive a conduzione ed organizzazione familiare, gestite da privati in modo professionale, che forniscono alloggio e prima colazione utilizzando parti della stessa unità immobiliare purché funzionalmente collegate e con spazi familiari condivisi.

questa è una novità, il dibattito era aperto da tempo si distinguono infine  i B&B in forma imprenditoriale da quelli che non lo sono, con i pro e i contro del caso…

ART. 1 (Classificazione standard qualitativi)    Hic sunt leones… 

1. Gli standard minimi nazionali per le imprese turistiche ricettive, escluse le strutture agrituristiche …, sono disciplinati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, o del Ministro delegato, previa consultazione delle associazioni di categoria e dei rappresentanti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano e acquisita l’intesa con la Conferenza permanente dei rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano introducono, ove ritenuto opportuno, livelli di standard migliorativi rispetto a quelli minimi definiti in ambito nazionale, nonché provvedono a differenziare la declinazione di dettaglio dei servizi previsti con indicazioni che più aderiscano alle specificità territoriali, climatiche o culturali dei loro territori.

3. Al fine di accrescere la competitività di promozione commerciale internazionale e di garantire il massimo livello di tutela del turista, viene istituito ed introdotto, su base nazionale, un sistema di rating, associabile alle stelle, che consenta la misurazione e la valutazione della qualità del servizio reso ai clienti. A tale sistema aderiscono, su base volontaria, i singoli alberghi. Per qualità del servizio reso ai clienti si intende l’insieme delle attività, dei processi e dei servizi, misurabili e valutabili, rivolti alla soddisfazione dei clienti. Il sistema nazionale di rating è organizzato tenendoconto della tipologia delle strutture. Al fine di accrescere gli standards di sicurezza e di garantire la massima tutela del turista si tiene conto della presenza, ove necessaria, di appositi strumenti salvavita. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro delegato, d’intesa con la Conferenza Stato-regioni, sentite le associazioni dei consumatori e di categoria, vengono definiti i parametri di misurazione e valutazione della qualità del servizio turistico nonché individuati criteri e le modalità per l’attuazione del sistema di rating.

ART. 12 (Strutture ricettive extralberghiere)

1. Ai fini del presente decreto legislativo, …  sono strutture ricettive extralberghiere:

a) gli esercizi di affittacamere;

b) le attività ricettive a conduzione familiare – bed and breakfast;

c) le case per ferie;

d) le unità abitative ammobiliate ad uso turistico;

e) le strutture ricettive – residence;

f) gli ostelli per la gioventù;

g) le attività ricettive in esercizi di ristorazione;

h) gli alloggi nell’ambito dell’attività agrituristica;

i) attività ricettive in residenze rurali;

l) le foresterie per turisti;

m) i centri soggiorno studi;

n) le residenze d’epoca extralberghiere;

o) i rifugi escursionistici;

p) i rifugi alpini;

q) ogni altra struttura turistico-ricettiva che presenti elementi ricollegabili a uno o più delle precedenti

categorie.

2. Gli esercizi di affittacamere sono strutture ricettive composte da camere ubicate in più appartamenti ammobiliati nello stesso stabile, nei quali sono forniti alloggio ed eventualmente servizi complementari

Qui non viene specificato se sono o meno strutture ricettive imprenditoriali … né del numero delle camere ammesse

3. I bed and breakfast sono strutture ricettive a conduzione ed organizzazione familiare, gestite da privati in forma non imprenditoriale, che forniscono alloggio e prima colazione utilizzando parti della stessa unità immobiliare purché funzionalmente collegate e con spazi familiari condivisi.

5. Le unità abitative ammobiliate ad uso turistico sono case o appartamenti, arredati e dotati di servizi igienici e di cucina autonomi, dati in locazione ai turisti, nel corso di una o più stagioni, con contratti aventi validità non inferiore a sette giorni e non superiore a sei mesi consecutivi senza la prestazione di alcun servizio di tipo alberghiero. Le unità abitative ammobiliate a uso turistico possono essere gestite:

a) in forma imprenditoriale;

b) in forma non imprenditoriale, da coloro che hanno la disponibilità fino ad un massimo di quattro unità abitative, senza organizzazione in forma di impresa. La gestione in forma non imprenditoriale viene attestata mediante dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, recante il testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, da parte di coloro che hanno la disponibilità delle unità abitative di cui al presente articolo;

c) con gestione non diretta, da parte di agenzie immobiliari e società di gestione immobiliare turistica che intervengono quali mandatarie o sub-locatrici, nelle locazioni di unità abitative ammobiliate ad uso turistico sia in forma imprenditoriale che in forma non imprenditoriale, alle quali si rivolgono i titolari delle unità medesime che non intendono gestire tali strutture in forma diretta; l’esercizio dell’attività di mediazione immobiliare relativamente a tali immobili è compatibile con l’esercizio di attività imprenditoriali e professionali svolte nell’ambito di agenzie di servizi o di gestione dedicate alla locazione.

9. Gli alloggi nell’ambito delle attività agrituristiche sono locali siti in fabbricati rurali gestiti da imprenditori agricoli ai sensi della legge 20 febbraio 2006, n. 96, recante disciplina dell’agriturismo.

10. Le attività ricettive in residenze rurali o country house sono le strutture localizzate in ville padronali o fabbricati rurali da utilizzare per l’animazione sportivo-ricreativa composte da camere con eventuale angolo cottura, che dispongono di servizio di ristorazione aperto al pubblico.

16. I requisiti minimi per l’esercizio delle attività di cui al presente articolo, sono stabiliti dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e di Bolzano, tenuto conto della disposizione di cui all’articolo 15, comma 1.

ART. 16 (Semplificazione degli adempimenti amministrativi delle strutture turistico – ricettive)

1. L’avvio e l’esercizio delle strutture turistico – ricettive sono soggetti a segnalazione certificata di inizio attività nei limiti e alle condizioni di cui all’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241.

2. L’attività oggetto della segnalazione, di cui al comma 1, può essere iniziata dalla data della presentazione della segnalazione all’amministrazione competente.

3. L’avvio e l’esercizio delle attività in questione restano soggetti al rispetto delle norme urbanistiche, edilizie, ambientali, di pubblica sicurezza, di prevenzione incendi, igienico-sanitarie e di sicurezza nei luoghi di lavoro, nonché quelle relative all’efficienza energetica e delle disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.

6. L’esercizio delle strutture ricettive è subordinato al possesso dei requisiti previsti dagli articoli 11 92 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni.

ART. 17 – (Sportello)  qualcuno li ha visti? 

in fondo, ma proprio in fondo ho trovato questo articolo che mi sembra interessante…

ART. 53 – (Locazioni ad uso abitativo per finalità turistiche)

1. Gli alloggi locati esclusivamente per finalità turistiche, in qualsiasi luogo ubicati, sono regolati dalle disposizioni del codice civile in tema di locazione.

Ora teniamo d’occhio le Regioni e i Comuni per capire come vengono applicate queste disposizioni